venerdì 12 giugno 2009

ieri ho provato a collegarmi a deviantart

Ho provato a collegarmi a deviantart. Ieri un amico mi ha detto che aveva letto delle mie cose ed ero curiosa. Ci ho messo cinque tentativi prima di imbroccare la password. Strano perché di solito son sempre le stesse. Solo che son le stesse a periodi. Prima ce n’era una che aveva due versioni. Poi un’altra, che non so per cosa l’ho usata ma me la ricordo ancora. E poi c’è quella piu’ vecchia che è anche la piu’ nuova ma ora l’ho rinnovata in un modo tutto mio. O che è di tutti. Ci aggiungi qualcosa e pensi di aver cambiato password. Invece è sempre la stessa.

 

Ho riletto le cose che avevo scritto. 2006, 2007, qualcosa nel 2008. Poi non ho piu’ scritto niente fino a quanto ho scritto “le mollette sul bucato”. No so come mi sia venuta quella. Forse avevo voglia di scrivere ma non sapevo cosa scrivere. Credo che allora mi saro’ girata, come se stessi cercando l’ispirazione. Ho visto lo stendino e le mollette sul bucato. Mi è venuto cosi, credo. Le mollette sul bucato. 2009.

 

Ho scritto delle cose strane. Ero sempre incasinata in quel periodo. Si percepisce un non so che di insicurezza misto malinconia. Non avevo le idee chiare. Ero come confusa, non lo so. Continuavo a ripetere “sono una cazzona”, “ho la scrivania disordinata tanto quanto lo sono i miei pensieri”, “non ho voglia di studiare”, “vorrei fare mille cose ma non riesco a farne neanche una”. Il sito, per esempio, è la conferma lampante del mio disordine interiore. Ancora sto aspettando qualcuno che mi aiuti. Forse l’ho trovato, qualcuno. Ora devo solo tornare dalla sardegna e andare a casa sua. Credo. Spero basti. Ma le foto? Sono piu’ in disordine di quanto lo fosse la mia testa allora. Non che ora ci sia piu’ ordine, qui. Si, mi sono laureata, ho deciso di iscrivermi ad una scuola di fotografia a new york che mi cambierà la vita, ho 3 anni in piu’ e meno dubbi di tre anni fa. Ma sono sempre in cerca di un senso e inizio ad abituarmi. Forse è cosi la vita. Forse è solo se rimani sempre alla ricerca di un senso che si vive davvero, ogni giorno considerando cose nuove sui volti della gente. Il mondo. E io che un giorno volando sul deserto mi sono illusa di averlo visto quasi tutto, il mondo. Tze. Che piccola che sono, ho pensato quando poi mi sono ricordata di quel pensiero. L’illusione svanisce in meno di un attimo. Fuggente. Quando ti accorgi che in realtà il mondo ti schiaccia per quanto è grande, e ogni giorno non fai altro che lottare per trovare il tuo spazio. L’aria.

 

Poi trovo sempre dei posti dove stare in cui cantano le rane. A Bologna non cantano le rane, ma quando mi accorgo mi mancano. A Bologna ci sono le zanzare. Perché non se le mangiano le rane A lugano invece ci sono i cartelli stradali che dicono “attenzione, tra le 20 e le 22 le rane potrebbero attraversare la strada, rallentate”. A lugano vivo vicino ad uno stagno. Mi sono sempre state simpatiche le rane. La prima volta che ne ho trovata una stecchita in piscina mi sono un po’ impressionata. Gonfia, brutta. Poi ho imparato ad amarle. C’è sempre una sera di primavera che vai a dormire e le senti per la prima volta. È un’emozione tale che ogni volta lo scrivo da qualche parte, che le rane hanno iniziato a cantare. Anche in sardegna abbiamo uno stagno. Ce lo siamo creati noi, forse per avere vicine le rane. Cantano sempre in sardegna la sera le rane. Poi all’improvviso smettono, tutte insieme. E ricominciano dopo poco, di nuovo, tutte insieme. Pero’ a vederle non mi piacciono tanto. Preferisco sentirle. La notte, quando non le vedo. Ad esempio trovarmele in camera non mi piace. Mi fanno un po’ senso. Sono ingestibili. Saltano sempre, non riesci mai a prenderle. E poi sono morbide, o viscide. Non le ho mai mangiate le rane. Mi farebbe troppo schifo. Ma so che c’è chi le mangia. Almeno in Asia. Li si mangiano tutto, anche gli scarafaggi. Quella volta una bambina voleva a tutti i costi che li comprassi, i suoi scarafaggi. Ci ho messo un po’ per farle capire che ero vegetariana e che no, i suoi scarafaggi non li volevo. Mi prendeva in giro, rideva. Eravamo in Cambogia e stavamo aspettando un traghetto che ci avrebbe portato dall’altra parte del fiume. Non c’era il ponte, bisognava prendere il traghetto. Alla fine me ne ha pure lanciato addosso uno, di scarafaggio, rinsecchito. Che schifo. dai, bambina. 

 

 

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